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La piccola bottega degli orrori pag.1

     
Daolasa, Val di Sole (TN):    

foto franza

il viadotto del prolungamento della ferrovia Trento-Malé sulla destra Noce e le colate di cemento per il parcheggio della nuova cabinovia Daolasa-Marilleva.

(foto franza)
la passeggiata pedonale fra gli argini di cemento e il viadotto della ferrovia. A destra uno scorcio della ciclabile, sullo sfondo il nuovo ponte con l'orribile parapetto e la splendida chiesina di S.Agata del 1400. Poveretta.

Mezzana, Val di Sole (TN):

(foto franza)

La nuova galleria di uffici e negozi sullo "stradon". Oltre ad essere orribile, che senso ha quella terrazza? E quelle travi? Pronte per il prossimo piano? Notare la ringhiera. E quell'affresco sul bel vecchio palazzo? Da guardare in grande per apprezzare a pieno l'opera d'arte.

La fontana finta:
Di per sé la fontana non è finta: è di solido granito, ha il suo bravo lavatoio, l'acqua c'è, è vera e bella fresca. Ma le fontane a Mezzana non sono mai state così. Così piccole, con i lavatoi inutilizzabili, il tettuccio in legno, le colonne, le panche e, soprattutto, il palo con la banderuola in lucidissimo ottone. Il disegno stesso non assomiglia per nulla a quello delle fontane originali. Questa è una fontana retorica, come il progettista immagina che un turista si figuri una fontana di montagna. La fontana di Heidi, o la Disneyfontana. Mentre quelle vere stanno pian piano sparendo. Come lamenta già nel 1977 Giovanni Zanella in una poesia: 'Ndovina 'ndovinèl


La fintofontana


La fermata del tram:

Non arriva nessun tram in cima al paese, ma chi ha pensato all'arredo urbano della piazzetta dei "Ferai" forse non lo sapeva.

 
   

A prescindere dall'ennesima fintofontana, mi chiedo cosa c'entrino con una vecchia piazza di paese quella pensilina modernissima su colonne metalliche, a copertura di due orribili panchine, e quella brutta ringhiera. Quella che però mi fa rabbrividire è la scultura posta a lato. Rappresenta il fuoco e l'acqua, le essenziali fonti di energia del "ferai", il fabbro, che aveva qui la sua bottega e che ha dato il nome alla piazzetta.

 

 

 

 

Marilleva 1400: la stazione spaziale orbitante sopra la valle

Non sono un'economista, né una sociologa, nè un'esperta di paesaggio, evito quindi di sproloquiare su argomenti come lo sviluppo sostenibile e la salvaguardia ambientale, non sono i miei campi. Mi limito a guardarmi in giro e a inorridire. Marilleva è un villaggio turistico, nato dal nulla con quello scopo negli anni '70. Ma mi domando: perché scegliere quello stile architettonico, che nulla c'entra con la cultura montana, tutto colate di cemento, vetro, tetti piatti a terrazza, torri? Visto lassù sembra l'Enterprise, la stazione spaziale dei film di fantascienza di buona memoria. D'inverno la neve copre pietosamente i lastricati cementati ma l'estate è impietosa: è triste e squallido aggirarsi fra i palazzoni degli alberghi e dei residence. Davvero non si poteva scegliere altrimenti? La stessa poco lontana Folgarida, nata negli stessi anni, per quanto bruttarella rispetta un po' più l'ambiente.

 
Marilleva 1400. E la nebbia pietosa nasconde gli edifici in alto.   L'Enterprise con i suoi satelliti
   
foto Diego    

Appena avrò modo di salire lassù farò una documentazione fotografica da dentro.

Che dire poi del villaggio nato in fondovalle? Lì nemmeno una parvenza di omogeneità nei palazzi, uno più brutto dell'altro. Ormai non c'è più molto da salvare. Peccato!

 
Marilleva 900: architettura di montagna   Marilleva 900

Marilleva 900

 

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©franza Moscone Bianco