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Kirchbergtal (Val d'Ultimo/Ultental) - A casa di Heidi
| S. Geltrude d'Ultimo - Kirchbergtal - Rifugio Stella Alpina al lago Corvo (val di Rabbi) |
27 giugno 2006
| Tempo di percorrenza | 3 ore e 40 minuti |
| Distanza | km 21 |
| Dislivello in salita | m. 1.100 circa |
| Dislivello in discesa | m. 1.100 |
| Pendenza massima in salita | 39% (ok, qualche metro) |
| Pendenza media | 11% |
| Altezza massima raggiunta | 2.460 (passo di Rabbi) |
| Ciclabilità | Buona fino alla Kirchberg-Kaser, sentiero ripido ma pedalabile fino alla Bärhappalm, da qui in poi a spinta. Tutti, non solo io! |
| Difficoltà | Medio/alta per lunghi tratti, anche in discesa nella parte iniziale. |
| Punto di partenza e di arrivo | S.Geltrude d'Ultimo (1.519 m.s.l.m.) |
| Cartina usata | Tabacco Val d'Ultimo, foglio 042, 1:25.000 |
| Orientamento | Semplice e ben segnalato |
| Punti di ristoro | Kirchberg-Kaser, Rifugio Stella Alpina al lago Corvo. Acqua ovunque |
| Note | Giro corto ma impegnativo:
molto dislivello in pochi chilometri. Da fare solo in estate, la quota elevata
del passo di Rabbi e il tipo di percorso di alta montagna sconsigliano altri
periodi dell'anno. La Kirchbrìergtal è bellissima, piena di
fiori e di ruscelli. Anche l'avvicinamento in auto lungo la val d'Ultimo
è splendido. Il tratto che precede il passo di Rabbi, io l'ho fatto
spingendo qualche tratto anche in discesa ma conosco chi lo farebbe tutto
in sella divertendosi un sacco. Dal passo di Rabbi è possibile scendere
in bici fino in Val di Rabbi e quindi in Val di Sole. E' un tratto della
famosa traversata
delle Alpi da Garmisch (o da Oberstdorf) al lago di Garda, molto nota
fra i biker tedeschi. ATTENZIONE in discesa: cavi elettrificati antivacca quasi invisibili tesi attraverso la strada, che in salita non c'erano: si rischia di farsi davvero male!! |
| Profilo altimetrico |
Non c'e' :( Ciclocomputer imbizzarrito, è venuta fuori una cosa strana troppo fuorviante. Pare che a un certo punto abbiamo volato. Un profilo altimetrico decente si trova qui, tenendo conto che questo giro inizia circa al km 9 rispetto a quello descritto in quella pagina. |
| Accessi | Da Bolzano superstrada per Merano. Uscita a Lana e in centro al paese deviazione a sinistra per la val D'Ultimo. Proseguire verso il fondo della valle (35 km) fino a S.Geltrude. |
| Link utili | |
| Altre foto (link esterno) |
| L'idea di questo giro frullava nelle nostre teste bacate già dall'anno scorso, poi per un motivo o per l'altro rimase in forma di progetto. L'occasione per portarlo a termine si presenta quando Guido è in ferie in Val di Sole: perchè non incontrarci al rifugio Stella Alpina, arrivando noi dalla val d'Ultimo e lui dalla val di Rabbi? A Guido basta dire "andiamo" e ha già il culo sul sellino quindi non occorre molta fatica per convincerlo e per metterci d'accordo. Ma quando alle 8, già quasi a S.Geltrude, gli faccio uno squillo, "son giusta levà, son dré a lavarme gio, me vestisi e me 'nvii" (sono appena alzato, mi sto lavando, mi vesto e parto). Adesso? Non è un po' tardi? |
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| Parcheggiata
l'auto di fronte alla segheria-museo di S.Geltrude, da poco ristrutturata
e rimessa in funzione, imbocchiamo la ripida stradina che inizia proprio
lì seguendo i cartelli di legno che indicano "Haselgruber Joch-passo
di Rabbi" segnavia n.108 (m.1504) e che ci ricordano che siamo nel
parco nazionale dello Stelvio. Cento metri più avanti, davanti ad
un'inequivocabile selva di segnali, sbagliamo subito strada: ignoriamo la
forestale che gira verso sinistra e ci inerpichiamo, subito a spinta, su
per il sentiero, n. 108. Cominciamo bene se c'e' da spingere già
qui! Un pastore e le sue vacche ci guardano con compatimento. Qualche centinaio
di metri più sopra ci ricongiungiamo alla bella e comoda forestale
di cui sopra: abbiamo spinto per niente. All'altezza di una bella baita appena ristrutturata, Kölgrub Alm (m.1636) la strada, chiusa al traffico da una sbarra, esce dal bosco e prosegue in leggera salita e con fondo ottimo e la vista comincia ad aprirsi verso il fondo della valle e le montagne che la chiudono. Molte cime senza nome della catena Kirchberg. Lì dietro, da qualche parte, dovrebbe esserci il passo di Rabbi/Haselgruberjoch. Si continua a pedalare in moderata salita sempre su fondo molto buono, senza faticare troppo. Il posto è splendido. Mari di rododendri in fiore, interi costoni color rosso, prati, mucche, molte piccole baite sparse qua e là, il ruscello che ci scorre accanto in mezzo all'erba, pare il paese di Heidi. Al solito io sono il fanalino di coda, devo fermarmi ogni tanto a fare "ohhhhhhhhh!" e a scattare qualche miliardo di fotografie. Due pulmini carichi di turisti mi costringono a fermarmi per non essere arrotata e soffocata dal polverone, ma per fortuna sono le uniche auto incontrate in tutta la giornata. Un paio di curvoni che alleggeriscono la pendenza, un paio di ponticelli e il suono dell'acqua ci accompagnano fino alla Kirchberg Kaser (5,7 km, m.1891, pendenza media 9% max. 12%), malga e punto di ristoro. Le uniche anime viventi sono un cagnone nero steso beatamente al sole e qualche vacca: silenzio e quiete regnano sovrani. Finora l'uscita è stata poco faticosa, le pendenze umane, il fondo ottimo. Ma già dalla malga si vede che da qui le cose cambiano notevolmente: una bella rampa che la sottoscritta affronta coraggiosamente in sella ma ben presto scende a più miti consigli: smonta e spinge! E vai di smountain bike, la mia specialità. La rampa è tosta, ma la maggior parte dei ciclisti seri se la fa tranquillamente pedalando, sono la pippa della compagnia. Ancora un tratto con pendenze moderate, e poi di nuovo rampe impegnative. Due escursionisti tedeschi salgono a piedi accompagnati dal cane che fa la spola fra il marito, la moglie e me. Alla fine della giornata avrà percorso il triplo della strada. Un ponticello attraversa il torrente passando sopra una cascata, quattro chiacchiere con i tedeschi poi di nuovo in netta salita. Si passa accanto ad una baita ristrutturata da poco in un posto splendido, e dopo un tornante e una salita piuttosto dura si arriva ad una costruzione mezza diroccata (Bärhapp Alm - m.2295 - km 7,56 pendenza max. 39%) Da questo punto in poi i tratti pedalabili alla mia altezza sono davvero pochi. La forestale infatti termina in un sentiero stretto, ripido, e con fondo piuttosto sconnesso. Intorno ancora prati, ruscelli, cascatelle, rododendri. Guido? Starà ancora dormendo? O starà spingendo pure lui sull'altro versante? Il cellulare è fuori copertura ma comunque mai chiamare un mtbiker mentre pedala: spesso fermarsi vuol dire non riuscire a ripartire, come la sottoscritta in questo momento. Andando piano c'è tutto il tempo di guardarsi attorno e attirano la mia attenzione migliaia, e non scherzo, di bruchi giallo/neri che strisciano da soli, a coppie, in gruppi, in comitive, in trenini, praticamente ovunque. In un avvallamento ne trovo una polenta intera. A posteriori un'amica mi suggerisce processionaria, ma i pini sono lontani, si trovano in mezzo al pascolo molto in alto, sopra i 2.100 metri. La processionaria è più pelosa e arancione.. Insomma nessuno che mi sappia dire con precisione chi diavolo siano. Qui e qui due foto ingrandite, se qualcuno volesse dare un'occhiata e chiarire il mistero. A spinta risalgo la rampa, poi pedalo ancora un po', poi rispingo, poi pedalo per qualche metro, e avanti così, su e giù dalla sella su un sentiero a tratti molto stretto dal fondo tecnico e su pendenze che vanno dal ripido al molto ripido, con qualche breve tratto quasi piano. Finalmente lassù scorgo il famoso "totem" di sassi, immortalato in tutte le relazioni di questo giro trovate su Internet. Mi illudo di essere al passo, ma l'illusione è di breve durata: ancora circa 100 metri di dislivello, in parte a piedi, ed ecco il passo (Km.9,5 m.2449 dice il cartello, m.1.020 di dislivello totale). Abbè, non sia mai che ci arrivi a spinta! un po' di dignità diamine! Monto in sella e con l'aria di quella che è arrivata fin su pedalando fo la mia entrata trionfale al cospetto di due escursionisti che mi guardano con malcelato compatimento. Osservando meglio... ehm... mi avevano vista spingere e sentita siraccare più in basso, non ci sono cascati :-D Foto di rito per immortalare la conquista del passo di Rabbi poi gli ultimi metri alla ricerca del rifugio che da qui ancora non si vede. Scolliniamo, ed eccolo lì pochi metri sotto, un salto e si atterra sul tetto. Trascino la bici giù per gli ultimi metri di sentiero, assolutamente non pedalabili ed eccomi arrivata. E chi c'è seduto sulla panca con davanti una birra monumentale? Ma Guido ovviamente, che aspetta già da un po'! Ma ciao, ma ciao, sei gia' qui? Aspetti da molto? Eh circa 40 minuti. Ed arriva in bici direttamente da Mezzana, LUI! Ovvero si è pedalato mezza val di Sole, tutta la Val di Rabbi (in salita!) e tutto il sentiero fino al rifugio, circa 1680 metri di dislivello, a 53 anni, mica paglia, fresco come una rosellina in boccio. E gli restano ancora un 300 metri da risalire fino a casa a Mezzana. Mamma mia che pippa sono! O lui un piccolo mostro? Non indaghiamo che è meglio. Birra gigante per tutti, poi un minestrone di quelli fatti come si deve, i meravigliosi minestroni da rifugio come una volta, foto, ciacole, pettegolezzi. Quattro chiacchiere in dialetto con le simpaticissime rifugiste nell'accogliente cucinona con monumentale cucina a legna, e la sensazione di essere a casa. Chissà cos'è che crea quasta atmosfera. Il dialetto comune o il linguaggio comune, fatto di origini valligiane, di campagna, di montagna, di vita dura, di odore di legna bruciata come dalla nonna, di minestrone come nella mia vecchia casa a Mezzana. Il "presidio delle postazioni", gli ultimi che difendono con amore e determinazione un tipo di vita che non interessa più a nessuno. Mi si scusi la retorica... che poi magari queste cose ce le vedo solo io. E tutto intorno le "mie" cime: Cima Mezzana, Cima Valletta, la Vegaja, là dietro il Brenta e un angolino di Presanella fra le nuvole. Due parole sulla stagione, sul tempo, sui feni, le vacche e sul pìcen, il piccolo, 5 anni, figlio di una delle due. Baréta fracà, camicia a quadri, orgogliosissimo di essere quassù. "Te sa bel star qui tuta l'istà?" "No vedevi l'ora de vegner su" (ti piace stare qui tutta l'estate? Non vedevo l'ora di venire su). C'è ancora speranza a questo mondo ;) Al rifugio non molta gente, ma poco dopo arriva una comitiva di ragazzini sui 10-13 anni con accompagnatori, con zaini letteralmente più grandi di loro: passeranno la notte qui. Bravi anche loro! Poco sopra ci sono alcuni laghetti che per questa volta non andiamo a vedere: fra pifferi e trallalleri si è fatto tardino, Guido deve arrivare fino a Mezzana, con la previsione di diversi tratti a spinta anche in discesa. E suppongo di dover spingere un tot anch'io. Raccattiamo le suppellettili sparse e lui fa la partenza alla grande, per scendere di sella poche decine di metri più giù :D. Noi ci trasciniamo le bici su fino al passo e iniziamo la discesa lungo lo stesso itinerario dell'andata. Bella e divertente, lunghi tratti fatti a piedi in salita me li godo in sella smontando solo nei pezzi più stretti e più tecnici, ancora memore del volazzo di val Duron. Mi passerà mai lo sgradevole ricordo? In sostanza, secondo me, in discesa si può fare tutta in sella, divertendosi anche un bel po'. La parte finale, da sotto la Bärhapp Alm fino all'arrivo, è una vera goduria! Attenzione comunque a non distrarsi nemmeno un secondo: ci è mancato veramente un pelo ad una mezza catastrofe. Improvvisamente Edo si è trovato davanti un cavo leggermente elettrificato antivacca color giallino che attraversava la forestale, praticamente invisibile, e che in salita non c'era. Si è salvato all'ultimo secondo lasciando mezzo chilo di copertoni sul terreno. Bellissimo giro, corto ma tosto, in ambiente molto appagante, diverso dal solito in quanto non ad anello, poco frequentato, da farsi in piena estate perché tutto in quota e rivolto verso nord, è possibile infatti trovare neve nell'ultimo tratto fino a primavera avanzata. Molto bello anche a piedi, un sentiero più breve della forestale porta infatti a congiungersi al nostro percorso verso metà della vallata. |