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ItimoloD ekibrepuS ovvero Dolomiti Superbike al contrario ;)
Villabassa
(m.1157) - Prato Piazza - Carbonin - Dobbiaco
- Villabassa
Zona: Val Pusteria - Val di Landro - Parco
Naturale Fànes-Sennes-Bràies (BZ)
28 agosto 2004
| Tempo di percorrenza | 4 ore e 20 minuti |
| Distanza | km 46 |
| Dislivello in salita | m. 996 |
| Dislivello in discesa | m. 996 |
| Pendenza massima in salita | 24% |
| Pendenza media | 8% |
| Altezza massima raggiunta | 1953 |
| Ciclabilità | totale |
| Difficoltà | facile |
| Punto di partenza e di arrivo | Villabassa (val Pusteria - BZ) |
| Cartina usata | Tabacco - Dolomiti di Braies/Marebbe foglio 031 - 1:25.000 |
| Orientamento | facilissimo |
| Profilo altimetrico | eh! Tutto sballato per un inopinato reset a metà strada. Sgrunt |
| Punti di ristoro | diversi lungo tutto il percorso |
| Note | Il percorso si svolge per gran parte sul tracciato della Dolomiti Superbike (percorso medio). Annosa discussione: giro orario o antiorario? noi l'abbiamo fatto in senso antiorario, inverso alla gara: a mio avviso più divertente la discesa e la salita meno impegnativa in quanto i punti più duri sono su asfalto. Inoltre si pedala sempre con il panorama dei monti di fronte invece che alle spalle. Anche a rovescio è tranquillamente fattibile. Eviterei di farlo fra metà luglio e metà agosto: investimento di escursionisti in scarpe da tennis assicurato. |
| Strana escursione: non ci siamo persi, non abbiamo preso l'acqua, non siamo stati assaliti dalle mucche, non abbiamo spinto nei pantani, nessuna ravanata, c'erano i canederli... si un tantinello infangati.. oddio tantinello è un eufemismo. Autobrennero fino a Varna, poi val Pusteria fino a Villabassa. Parecchio traffico già così presto, ma tutto in senso contrario. Parcheggiamo nel piazzale accanto alla stazione, incrocio a destra poco dopo l'ingresso nel paese. Si pedala in piano per km.0,78 in direzione Brunico su stradina asfaltata, a fianco dei binari della ferrovia, fino ad una cava di ghiaia, all'altezza della quale si gira a sinistra seguendo l'indicazione posta su un cartello di legno "1 - Lago di Braies - Ferrara". Pochi metri più avanti si entra nel bosco e si comincia decisamente a salire. Adoro le salite a freddo (11°), all'ombra, ancora mezzo addormentata, e il caffè che fa ancora a pugni con il cornetto. Per fortuna poco dopo si esce dal bosco, sbuca il sole e la strada spiana fra i prati. Sullo sfondo il Picco di Vallandro - Durrenstein. Proseguiamo dritti ignorando una deviazione, segnata come "1A", che si stacca sulla sinistra a km. 2,16; a Gräber passiamo accanto ad alcuni masi dal camino dei quali esce un filo di fumo che profuma di legna bruciata ed evoca bricchi di caffè che borbottano sulla stufa, e continuiamo, ora in piacevole discesa, fino a raggiungere la provinciale che porta a Braies. La imbocchiamo verso sinistra e a circa km.3,8 arriviamo a Corte - Säge dove la strada si biforca: a sinistra sale verso Prato Piazza, a destra prosegue verso Braies. Questo è l'unico momento di perplessità: dobbiamo trovare infatti l'attacco del sentiero n.37. Immediatamente dopo l'incrocio, sul lato sinistro della strada in direzione Braies, c'è, in uno slargo, un baracchino informativo dell'APT e un albergo. E una bella ragazza che innaffia i fiori. Buona la scusa: "scusi, dov'è il sentiero della Superbike?" Davanti al naso ovviamente :) Pochi metri oltre, alla fine dello spiazzo, un bel cartello di legno lo segnala chiaramente. Quindi: bivio Braies-Prato Piazza, imboccare la strada per Braies e, immediatamente sulla sinistra: spiazzo con ufficio Informazioni, albergo, sentiero. Ci infiliamo fra le case, passiamo accanto ad una segheria, superiamo un ponticello e, a 4 km dalla partenza, termina l'asfalto e imbocchiamo la Val di Braies Vecchia. La sterrata, dal fondo ottimo, entra nel bosco e sale per circa 3 chilometri, costeggiando il torrente, con qualche strappo più ripido ma mediamente con una pendenza più che gradevole. Segnali sparsi ovunque, impossibile sbagliare. A km 7,3 (precisione innanzitutto ;-D) la sterrata termina con una stanga metallica e si sfocia sulla provinciale asfaltata che sale verso Prato Piazza. Sempre in costante salita, con due grandi rapaci che ci volteggiano sopra la testa, (aquile? poiane? grossi comunque) dopo 2 chilometri e mezzo circa arriviamo a Ponticello, m.1491, km 10, 406 metri di dislivello totale - (parcheggio e albergo Ponticello). Da qui in poi il traffico privato (già scarso) è limitato, bisogna pagare il pedaggio. C'è' comunque un autobus navetta che fa la spola dal parcheggio a Prato Piazza. Dopo un breve inizio in piano la strada comincia decisamente a salire inoltrandosi, con numerosi tornanti, nella Val di Stolla. Molto spesso incrociamo il sentiero n.37, che si inerpica attraversando la strada in diversi punti. La prima parte parrebbe fattibile anche su sterrato, sebbene il fondo non appaia dei migliori. Più in alto il sentiero si restringe molto, diventa piuttosto ripido, il fondo si fa pessimo. Non so quanto convenga arrampicarsi da quella. Se qualcuno ci volesse provare e dirmi com'è... Codardamente noi continuiamo su asfalto. Traffico davvero molto poco, a parte i pullman navetta che ogni tanto ci passano a fianco occupando più o meno tutta la sede stradale. Si sale piacevolmente con una pendenza costante, quasi sempre fra i boschi. Ormai pare fatta, quando, a 14,5 km, la strada improvvisamente si impenna passando poi su un tratto molto stretto ed esposto. Da dietro una curva spuntano improvvisamente il Cristallo e il Piz Popena. (foto con legenda delle cime) L'arrampicata dura poco, dopo circa un chilometro e mezzo termina l'asfalto e si arriva alla magnifica spianata di Prato Piazza: m.1991, chilometri 16, 890 metri di dislivello circa. A sinistra il Picco di Vallandro, a destra la spettacolare Croda Rossa, laggiù i Cadini di Misurina e il Cristallo, tutto intorno magnifici prati, steccati di legno, mucche che ruminano tranquille. Per fortuna siamo a fine agosto e l'affollamento non è troppo, temo che in piena stagione quassu ci sia la ressa. L'altopiano invita infatti alle passeggiate rilassanti, la strada è piana, la fatica nulla. I vecchi rifugi sono diventati alberghi, ma per fortuna nel complesso l'aspetto è ancora accettabile. Di solito cerchiamo giri un po' meno affollati ma il panorama di montagne che ci circonda ripaga della mancata quiete. E di un cumenda brianzolo che sfoggia le sue perle di saggezza, chiedendomi che senso abbia fare tanta fatica senza nessun tornaconto. Ci fermiamo all'albergo Prato Piazza, insieme a diversi altri ciclisti stranieri: la fama della Dolomiti Superbike ha valicato i confini. Beviamo la meritata birra di prammatica e spazzoliamo gli immancabili canederli (non sublimi ad essere sinceri. Il Kaiserschmarren pareva molto più interessante), accanto ad una piccola chiesa appena imbiancata. Questa volta il più è fatto davvero, non ci aspettano salitacce a sorpresa, la maggior parte del dislivello ormai è alle spalle. Mancano ancora diversi chilometri, ma tutti in discesa o in piano. Stavolta la cartina l'ho letta con attenzione! Possiamo guardarci intorno con calma e scattare decine di fotografie. Ci avviamo sulla sterrata, piana, che attraversa l'altopiano e facciamo due interessanti incontri: un contadino con il suo cane che se ne va in giro con una vecchia gerla di legno con dentro tutto il necessario, alpenstock e pipa e si lascia cortesemente fotografare, e una strana processione di trattori d'annata. Attraversiamo tutto l'altopiano e facciamo una breve digressione (a spinta) fino al rifugio Vallandro e ai ruderi del forte austriaco che dominano l'intera spianata e si vedono da ogni angolo. Il colpo d'occhio è davvero notevole. Sono moltissimi i resti della Grande Guerra sui monti qui attorno: camminamenti, baraccamenti, mulattiere lastricate, trincee. Tornati sulla strada, attraversiamo un cancello di legno. Ancora poche centinaia di metri e comincia la discesa nella Val di Specie - Seelandtal. Bella, divertente, quasi tutta su sterrato, fondo buono.. una libidine. A km 21 comincia un tratto asfaltato che termina 2 chilometri più avanti, ridiventando sterrato. A 25 chilometri dalla partenza lo sterrato termina sulla statale di Alemagna, che da Cortina porta a Dobbiaco, all'altezza di una fontana sormontata da un fascio littorio di marmo, costruita nel 1941. Rabbocchiamo le borracce, giriamo a sinistra e in poche centinaia di metri siamo a Carbonin. In circa 8 chilometri siamo piombati dai 2040 metri del rifugio Vallandro ai 1438 della Val di Landro. In gara questo tratto viene percorso in salita. Non mi è sembrato terribile, il fondo e' discreto, la pendenza, ammorbidita da alcuni tornanti, non eccessiva. In discesa comunque è estremamente divertente. All'altezza di un brutto villaggio turistico imbocchiamo la strada per Misurina che si stacca alla nostra destra e, poche decine di metri dopo, sulla sinistra, chiuso da una sbarra, si vede il tracciato della vecchia ferrovia dismessa Cortina-Dobbiaco, sul quale si svolgono d'inverno una gara di sci da fondo e d'estate una di mountain bike. Pedaliamo in leggera discesa, stando ben attenti a tenerci sulle "rotaie": in centro infatti le vecchie traversine che ogni tanto si intravvedono parzialmente coperte dal manto erboso, rendono il percorso molto sconnesso. Dopo un paio di chilometri si raggiunge il lago di Landro: la vecchia ferrovia lo costeggia sulla sinistra rasentando la statale e, poco dopo il lago, si stacca di nuovo dalla strada infilandosi fra i boschi. Continuiamo a pedalare fra boschi e prati, incontrando qui e la le vecchie stazioncine della ferrovia ormai in disuso. Il percorso è sempre intuitivo, non ci sono mai problemi di orientamento, nemmeno quando la sterrata attraversa la statale e si porta alla sua sinistra. In un continuo, gradevole, saliscendi, su fondo molto variabile, perdiamo lentamente quota in direzione di Dobbiaco. Attraversiamo il letto asciutto e sassoso di un torrentello, (io a spinta, sorpassata di gran carriera da una fucilata vestita da ciclista che manco mi vede), guadiamo un rivo e passiamo accanto ad un cimitero di guerra. Il fondo si fa sempre migliore man mano che scendiamo. Poco prima del lago di Dobbiaco, il fattaccio: in mezzo alla strada un magnifico pantano dall'aspetto poco rassicurante. Raccomandandoci l'anima acceleriamo con forza e passiamo quasi indenni dall'altra parte. A questo punto l'alzata d'ingegno: "Edo, prova a rifarlo che ti faccio una foto!". Lui prende la rincorsa e lo attraversa, arriva dall'altra, gira la bici e torna indietro. Senza rincorsa. Le ruote non fanno presa nel fango scivoloso alto qualche centimetro, girano a vuoto schizzando schifosa poltiglia grigiastra ovunque. La bici perde velocità, sbanda, Edo cerca di mettere giù un piede ma si scorda gli spd: risultato... un volo a pelle di leone in mezzo alla melma! E io, troppo occupata a ridere come una matta, mi dimentico di scattare. Peccato!! Ripescato il nostro eroe dal pantano e ripulito alla bell'e meglio, riprendiamo la ciclabile arrivando in pochissimi minuti al lago di Dobbiaco. Lo costeggiamo sul lato destro fino alla fine, dove la strada diventa asfaltata, e scendiamo fino alla frazione Rienza, passando sotto un viadotto della pista di fondo. Passiamo accanto alla scuola di sci, alla piscina, e ad un incrocio continuiamo sulla sinistra, seguendo il segnale di ciclabile, senza entrare in Dobbiaco. Passiamo sotto un viadotto e sbuchiamo davanti alla caserma dei Carabinieri. Giriamo a sinistra seguendo la ciclabile che porta verso Brunico senza arrivare alla statale. La piana di Dobbiaco è splendida: prati, masi, contadini al lavoro, e, appunto, pianura! Seguiamo la ciclabile (cartelli ovunque) fino ad un piccolo viadotto, dove si divide in due rami, entrambi indicati come ciclabile. Dopo un attimo di perplessità imbocchiamo quello di sinistra: non so dove vada a finire l'altro, quello di sinistra comunque va nella direzione giusta. Sempre in piano continuiamo fra i prati fino ad un incrocio (41 km dalla partenza). Una strada gira a destra e pare proseguire in piano verso il paese, che si vede laggiù in fondo. L'altra gira a sinistra e comincia a salire. Il cartello, perentorio, segnala "Villabassa Km 3" verso sinistra, fregandosene allegramente della mia poca voglia di salita. Io, la pigra, tenterei a destra ma la truppa rumoreggia e decidiamo di seguire le indicazioni. Così non saprò mai dove portava la bella, comoda, accattivante, stradina piana! Infatti la fetente s'impenna improvvisamente. Miseriaccia, Villabassa è li', a un tiro di schioppo, al nostro livello. Domandandomi perchè bisogna sempre arrampicarsi in su per andare verso il basso, e perchè sempre alla fine quando non si vede l'ora di scendere di sella, e se per caso non abbiamo sbagliato, insomma smadonnando per circa un chilometro, arriviamo in cima alla salita (che poi a mente fredda è una breve salitella), all'altezza della "Casa Alpina Nonmiricordoilnome", una grande costruzione che ha l'aria di una colonia. Qui la strada comincia a scendere e poi a spianare. Pare si allontani da Villabassa verso sinistra, ma a un incrocio, seguendo le precise indicazioni, giriamo a destra e siamo quasi in paese. Seguendo sempre il segnale di ciclabile facciamo una gimcana in un cantiere per la costruzione della tangenziale, passando fra caterpillar, buchi, sassi e pale meccaniche e siamo in centro. Prima di rimontare in auto facciamo un giro turistico per il paese (molto bello peraltro), alla ricerca di una fontana dove disincrostare Edo dal metro cubo di fango che si porta appresso. Scartiamo quella con la statua della madonnina in pieno centro, giriamo un po' e facciamo in tempo a perderci di vista: io mi attardo a chiacchierare con un paio di gatti e quando alzo lo sguardo non c'è più nessuno. Pare sia la mia abitudine quella di sparire nel nulla: si girano e non ci sono più. Una foto urgente da fare, qualcuno di interessante con cui scambiare due parole, un gatto, un fiore e gli altri sono già lontani. Quando finalmente ci ritroviamo Edo ha riacquistato una parvenza umana. In sostanza: bel giro, senza problemi di orientamento, su fondo sempre molto buono, non faticoso, paesaggisticamente appagante, con punti di appoggio sparsi lungo tutto il percorso. Io consiglierei di farlo da giugno a metà luglio, e da fine agosto a metà ottobre: in alta stagione l'affollamento non permette di godere appieno della suggestione del luogo. Prima di pianificare il giro, controllare la data della Dolomiti Superbike: trovarsi inaspettatamente in mezzo ad una mandria di bisonti tesi al risultato non deve essere piacevole. In primavera Prato Piazza è un mare di fiori e in autunno non si sale mai troppo in alto (max 2040 metri) da rischiare la neve. A parte quest'anno che hanno dovuto interrompere la gara, in luglio, per una nevicata ed hanno raccolto alcuni ciclisti mezzi assiderati! Ringrazio Bed e Baco per la consulenza cartografica: se i nomi delle cime sono sbagliati la colpa è loro! ;) Segnalo a questo indirizzo molte foto e itinerari a piedi nelle Dolomiti di Sesto, in particolare l'escursione alla Croda Rossa (non per principianti), dove si vedono diverse foto dei reperti della prima guerra mondiale. |